Cordero de Dios

Fa sempre piacere andare al cinema e uscire con la netta sensazione di aver visto un bel film.  Mi è successo con l’argentino Cordero de Dios, opera prima della regista Lucía Cedrón. La storia si svolge tra il 1978 e il 2002, sullo sfondo gli anni delle vicende tragiche dell’ultima dittatura militare e i suoi penosi strascichi. Ma il conflitto politico di quegli anni bui rimane in secondo piano e il film tende a mettere in risalto le lacerazioni nei rapporti personali e nei sentimenti che può provocare la brutalità di una dittatura. La storia è raccontata con delicatezza e intelligenza. Chi si trova da questa parte dell’oceano vada a vederlo. Chi sta in Italia, per adesso si accontenti del trailer.

Tempismo

Ce ne vuole proprio tanto di tempismo per inaugurare un caffè in quella data e per chiamarlo in questo modo. Chissà se era già previsto o se hanno cambiato nome all’ultimo momento.

P.S. comunque al Survive di Florencio Varela fanno una pizza col pomodoro e basilico niente male, complimenti!

 

Oltre il voto, c’è vita

 

Lungo la vecchia S.S. 194 che va da Ragusa a Catania, nei pressi del Bivio Iazzotto, un coppia di cicogne ha fatto il nido. Non è un fatto del tutto eccezionale: ormai da qualche anno le cicogne sono tornate a nidificare in Sicilia, nella Piana di Catania e attorno all’invaso di Lentini. Però questa coppia ha deciso di fare il nido in bella vista su un traliccio a poche decine di metri da una strada con un traffico intenso; e ovviamente sono già diventate una specie di attrazione per chi transita da quelle parti. Grazie a Lidia che tiene d’occhio le cicogne e mi tiene aggiornato a distanza.

 

Crollano i miti?

Al mio post precedente, Giuliano ha lasciato un commento dicendo che dalla Spagna potrebbe ritornare in Italia con tutta la famiglia a causa della seria crisi economica in cui sta sprofondando il paese iberico. L’altro giorno, chiacchierando con un amico commercialista qui di Buenos Aires anche lui - coincidenza! - si è messo a parlare della crisi economica spagnola che ha cominciato a manifestarsi, a suo dire, soprattutto nel campo del mercato immobiliare. A me, a dire la verità, questi discorsi m’hanno preso di sorpresa. Io ero rimasto al miracolo di Zapatero, alla Spagna vista con invidia da noi italiani e al (presunto?) sorpasso economico sull’Italia. In tempi in cui molti italiani, almeno a parole, sono alla ricerca di lidi più ameni, sarebbe bene avere qualche informazione più certa. Qualcuno ne sa qualcosa?

Lascio l’Italia

Tranquilli, era previsto che dovessi ripartire, non lo faccio perché le elezioni sono finite come sono finite. E poi immagino che di fronte alle tante dichiarazioni di volersene andare dal paese sdegnati dai risultati elettorali, tipi come Gasparri, La Russa e Schifani si sfreghino le mani dalla soddisfazione.  C’è un clima strano in questi giorni, come se si stesse con il fiato sospeso. La batosta a sinistra è stata forte, ci vorrà del tempo per riprendersi.  Ma neanche a destra probabilmente se l’aspettavano, è come se avessero alzato troppo il gomito. In televisione fior di commentatori, sondaggisti, giornalisti, politici di vari schieramenti si affannano per spiegarci quanto sia brava la Lega a intercettare “il disagio del nord” e le istanze di sicurezza e federalismo fiscale che provengono dalle regioni ricche del paese.  Mi dispiace, ma io questa cosa qua non la capisco, devo proprio essere rimasto uno all’antica, di quelli che in quel voto ci vedono tanto egoismo e un guardarsi l’ombelico. Da più parti la sconfitta elettorale del centrosinistra è stata giustamente paragonata a una Waterloo. Fuori dal coro, Ivan Scalfarotto, pur riconoscendo il disastro, è comunque contento perché dice che l’Italia ha finalmente “un quadro politico occidentale”. Sarebbe bello crederci ma viene proprio difficile avere fiducia nell’”europeità” di certi personaggi di cui conosciamo fin troppo bene la rozzezza del linguaggio, dello stile e dell’azione politica. Ormai da tempo aspiriamo a un paese normale. Bisognerà aspettare ancora, forse un bel pezzo.  E intanto, fuori, s’è messo anche a piovere.

Votare oh, oh

Nei prossimi giorni, il migratore clandestino ancora una volta prenderà la via verso il nord. E visto che c’è, prima di ritornare a Buenos Aires, si fermerà anche a votare. In fondo non mi dispiace tirarmi fuori dalla cosiddetta campagna elettorale dei cosiddetti italiani all’estero (sul mio Flickr si possono vedere alcuni manifesti elettorali nostrani). Giuliano ha fatto un post per sottolineare il “privilegio” per chi vota all’estero di poter esprimere delle preferenze. Ma le preferenze non sono tutto. Non mi soffermo sui vari candidati visto che già, commentando i post dell’amico Tanoka, mi son dovuto prendere le reprimende di un supporter elettorale offeso e, addirittura, di un vero e proprio candidato a senatore. Un dubbio mi assale: ma dall’altra parte dell’oceano sarà meglio?

Cristina alla prova

Il conflitto tra il governo argentino e i produttori rurali si aggrava sempre di più. Da circa due settimane il settore rurale è in agitazione contro l’aumento delle imposte sulle esportazioni dei prodotti agricoli annunciato dal governo: i blocchi stradali sulle principali arterie di comunicazione del paese tendono a impedire il rifornimento dei supermercati e si prevede che nelle prossime ore sulle gondole cominceranno a scarseggiare carne e latte.  Ieri pomeriggio, dalla Casa Rosada è venuta una risposta tutt’altro che distensiva: la presidente Cristina Fernández de Kirchner ha accusato i ruralistas di voler continuare a fare affari d’oro (i costi di produzione sono in pesos, i ricavi in euro o dollari) e, in pratica, di lamentarsi con la pancia piena. Normale amministrazione, si dirà: un settore della società reclama per sé dei vantaggi e il governo sceglie la linea dura. Quello che non era previsto - e di sicuro non lo aveva previsto neanche CFK - era il cacerolazo di ieri sera. Dopo il discorso di Cristina, alcune migliaia di persone si sono concentrate in Plaza de Mayo e in altri punti della città agitando pentole e mestoli in solidarietà alla protesta dei produttori rurali. Immediatamente si sono mobilitati anche i piqueteros oficialistas in appoggio al governo.  Si sono riviste scene che ricordavano i giorni tragici del dicembre del 2001, anche se lo scenario e il contesto oggi è completamente diverso. Due considerazioni, al di là delle ragioni dell’una o dell’altra parte in un conflitto complesso. E’ sempre sorprendente la capacità di mobilitazione che ha la gente qui in Argentina: in poche ore, più o meno spontaneamente, c’era già in piazza una folla con bandiere, cartelli e slogan. Cosa impensabile in altre parti del pianeta. Dall’altro lato preoccupa la linea dura scelta dal governo, destinata a esasperare gli animi e a radicalizzare la protesta. E’ il primo banco di prova serio per il governo della presidenta Cristina e sarà interessante vedere come andrà a finire. 

Il nuovo che avanza

Secondo i sondaggi, alle prossime elezioni regionali siciliane di aprile vincerà Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra. Forte del vantaggio, il futuro governatore sembrerebbe proprio in gran forma e in un’intervista al Corriere mena fendenti a destra e a manca senza guardare in faccia nessuno: Garibaldi, Omero (non Simpson, proprio quello dell’Odissea), lo stesso Ulisse (reo di aver sconfitto e umiliato il povero pastore siciliano Polifemo), Pirandello, Verga. Dall’altro lato dichiara di ammirare Bossi e anche Calderoli (contento lui…). Lombardo dice pure di volere fortemente il Ponte, che servirà a guarire dalla sicilitudine i siciliani, che in questo modo capiranno di essere uomini come gli altri (sigh!!!). E se riuscirà a farlo, il Ponte, lo chiamerà “Ponte della Rivoluzione”. Da brivido.

(via Xantology)

Aggiornamento 25/3: ne parla anche Marcello Sorgi sulla Stampa.

24 marzo

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MI BUENOS AIRES QUERIDO

di Juan Gelman, poeta e giornalista argentino (1930-)

Sentado al borde de una silla desfondada, 
mareado, enfermo, casi vivo, 
escribo versos previamente llorados 
por la ciudad donde nací.
Hay que atraparlos, también aquí 
nacieron hijos dulces míos 
que entre tanto castigo te endulzan bellamente. 
Hay que aprender a resistir.
Ni a irse ni a quedarse, 
a resistir, 
aunque es seguro 
que habrá más penas y olvido. 

Domenica di Pasqua

A San Telmo, Buenos Aires, Argentina.

La musica del video è Baguala del Desengaño, interpretata da Raly Barrionuevo.

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