Posts Tagged 'Buenos Aires'

Lo sapevate che…

Per motivi di lavoro sono finito a spulciare il sito della Bauli, quelli del pandoro. E ho scoperto che nella storia dell’azienda c’è un’avventurosa vicenda di emigrazione in Argentina del fondatore, con tanto di naufragio del piroscafo e salvataggio miracoloso. Il capostipite Bauli alla fine arrivò a Buenos Aires, aprì la sua pasticceria e, in pochi mesi, fece fortuna, trovò la sua America.  Fino a quando, una decina di anni dopo, chissà perché, decise di rientrare a Verona e lì cominciò la storia dell’azienda come la conosciamo oggi. Leggendo questa storia non ho potuto fare a meno di ripensare alle tante confiterías di Buenos Aires con le loro spaziose e ricche vetrine. Le prime volte che andavo in visita a Buenos Aires, proveniente dal nordeste brasiliano povero di tradizione pasticciera,  rimanevo incantato come un bambino davanti a quelle vetrine piene di creme, cioccolato, bignè e torte. Passeggiare per Corrientes o Rivadavia si trasformava sempre in una specie di via crucis in cui io rischiavo di ritrovarmi attaccato a sbavare contro qualche vetrina. Ho pensato che magari da qualche parte, in qualcuna di quelle bontà, c’è ancora lo zampino del signor Bauli o di qualcuno dei suoi 40 dipendenti portegni. Dove sarà stata la pasticceria del signor Bauli? a San Telmo? alla Boca? a Caballito? resterà qualche testimonianza? chissà se qualcuno riesce a scoprirlo…

Gente d’altri tempi

L’altro giorno in pieno centro di Buenos Aires, all’angolo di Cordoba e Florida, ho avuto la ventura di assistere a uno scippo. Approfittando della confusione di passanti, un ragazzo ha strattonato una coppia di turisti carica di pacchi alla fine di un pomeriggio di shopping. Subito dopo, ai turisti si è avvicinata una coppia di anziani signori.

– Vi hanno scippato?

– Sì, una borsa solamente – hanno risposto i turisti minimizzando l’accaduto.

– Di dove siete?

– Messicani.

– Perdonateci!

Cogliere l’opportunità

 

Una frase memorabile, letta ieri sulla parete di un bar del quartiere Montserrat (quello della foto).
Si la suerte te da la espalda, tocale el culo.
Mi pare che non ci sia bisogno di traduzione, no?

Contromano

La stragrande maggioranza delle strade di Buenos Aires, eccetto alcune grandi avenidas, sono a senso unico. Il senso di marcia di ciascuna strada è indicato dalla freccia (come nella foto) che accompagna di solito l’indicazione del nome della via. Di solito. Accade infatti, soprattutto in periferia, che in molti incroci il nome della via non c’è proprio e, men che meno, la freccia fatidica che ti dice in che direzione puoi andare. A volte succede pure che qualche buontempone si diverta a far fare mezzo giro ai cartelli in modo da cambiare scherzosamente il nome della strada e il senso di marcia. Chi è abituato a girare in macchina nel traffico portegno, ovviamente, ha già memorizzato i vari sensi di marcia e sa che giro deve fare per arrivare a destinazione. La cosa può essere un po’ più complicata se ci si avventura in zone poco conosciute; e poi c’è sempre in agguato il famoso attimo di disattenzione. Ed è così che mi è capitato di vedere spesso automobilisti erratici o sbadati imboccare contromano fior fiore di calles e avenidas. E confesso che un paio di volte è successo anche a me. Un giorno ho cercato di prendere contromano Combate de los Pozos venendo da Venezuela: ero soprappensiero e a riportarmi bruscamente alla realtà ci ha pensato lo strombazzamento di un tassita fermo al semaforo all’angolo in senso contrario al mio. Il disgraziato ha però anche attirato l’attenzione del poliziotto che faceva da piantone nel commissariato che c’è proprio lì a 30 metri. Controllo documenti, scuse, romanzina e via: d’altronde non esiste ancora, che io sappia, una multa per “tentato imbocco di senso unico”. Un’altra volta, invece, era di sera e ho preso contromano Adolfo Alsina venendo da Lima. Stavolta non c’era nessuno, ho proprio imboccato il senso unico e ho pure fatto mezzo isolato fino a che una macchina che veniva nel senso giusto ha cominciato a farmi i fari. A quel punto, non mi è rimasto altro da fare che cimentarmi in una spericolata retromarcia contromano. Quella sera, per fortuna, in giro non c’era nessun poliziotto.

 

 

Giuseppe el zapatero

botero2.jpgA Plaza Dorrego, nel cuore della Buenos Aires storica (e turistica), c’è una bancarella in cui un anziano signore vende libri usati. L’altro giorno sono passato per la piazza e mi sono fermato a guardare i libri sperando di trovarne un paio che sto cercando in varie bancarelle della città.  Il signor Rodolfo, così si chiama il simpatico venditore, da buon commerciante ha subito attaccato bottone. Mi ha chiesto di dov’ero e quando ha saputo che ero italiano ha voluto mostrarmi alcuni volumi che pensava potessero interessarmi. Ha cominciato col mostrarmi una vecchia edizione del Marco Polo, in spagnolo. E poi una vera e propria chicca: un bel libro antico, in italiano, della fine dell”800, il cui titolo più o meno suonava come “Manuale per la comprensione delle macchine a vapore”.   Continua a leggere ‘Giuseppe el zapatero’


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