Il presentatore del quartiere

“Lo sai che Sebastian deve abitare qua vicino, nel quartiere?”.

“Ma chi, il presentatore televisivo?”.

“Sì, proprio lui. L’altro giorno l’ho sentito alla radio e ha detto che quando era bambino veniva a giocare a pallone qui al parco”.

Eravamo appena usciti da casa per fare le cose che si accumulavano durante la settimana e che lasciavamo per il sabato mattina. L’aria era fredda, quasi gelida, e cercavamo di camminare sempre sul lato della strada dove c’era il sole.

Sebastian conduceva il sabato sera, insieme a Gabriel, un programma del genere che preferisco. Uno di quei programmi che, in una specie di riassunto settimanale, ti consentono di vedere cosa è passato in tv di interessante, buffo, patetico, ridicolo. E Sebastian conduceva in programma sempre con intelligenza, ironia e buon gusto.

“A pensarci bene,- continuai sistemandomi il cappello – ha detto che veniva al parco quando era bambino… forse a quest’ora sarà andato a vivere da un’altra parte”.

“Ma no, può essere che sia rimasto da queste parti. In questa città la gente di solito resta legata al proprio quartiere e qualcuno ci passa anche tutta la vita”, ribatté lei con un tono rassicurante.

C’eravamo fermati di fronte alla libreria, quella che in vetrina aveva un variegato assortimento di riviste e bollettini di sinistra, di piccoli e grandi gruppi rivoluzionari e movimentisti. Alcuni veramente improbabili. E accanto alla cassa aveva ancora in vendita il calendario con delle belle foto del Che Guevara, quello che volevo comprare all’inizio dell’anno. Ma adesso era già troppo tardi.

“Allora può essere che lo incontriamo, magari al supermercato o al ristorante”, dissi con un tono sorprendentemente eccitato.

“E quindi?”

“E quindi niente, mi sembra un tipo simpatico.”

Lei stava già chiedendo gli spinaci al fruttivendolo boliviano e sembrò non far caso a quello che avevo detto; ma io sapevo che anche a lei Sebastian risultava simpatico.

“Passiamo a comprare il giornale? Magari Sebastian lo troviamo proprio lì”.

“Ancora… ma che t’è preso stamattina?”

Il giornalaio mi salutò, come al solito, con il suo “chau, viejo” che all’inizio mi dava un po’ fastidio ma a cui ormai mi ero abituato.

Era già quasi mezzogiorno e nonostante il freddo c’era tanta gente per strada. C’era la consueta lunga fila nel negozio di pasta fresca e l’aria era già intrisa di quel promettente odore di carne alla griglia che proveniva dalla parrilla dell’angolo.

All’improvviso un signore sbucò dalla nostra destra e, tagliandoci la strada, si apprestò ad attraversare il viale.  Era bassino, quasi nascosto dentro una grossa giacca a vento, la pelata gli faceva capolino sotto il berretto di lana e camminava rapidamente a piccoli passi.

“Ma è lui, – esclamai – è Sebastian. L’hai visto, sei riuscita a vederlo? Sono sicuro che è lui. Chiamiamolo, vedrai che è proprio lui”.

Intanto lo seguivo con lo sguardo: il signore aveva raggiunto l’altro marciapiede e si stava allontanando.

“Sì, è vero. Mi è sembrato proprio lui – disse lei avviandosi verso casa -. Non preoccuparti, lo vedrai stasera in televisione”.

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1 Response to “Il presentatore del quartiere”


  1. 1 Francesco "o grandao" 17 luglio 2007 alle 9:39 pm

    ma si che era lui dai! magari la prossima volta che vai a comprarti un chori lo trovi lì alla parrilla…però non capisco come la pelata può fare capolino dal berretto di lana (e se lo dico io…)


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