Buenos Aires è una città famosa per l’offerta culturale ampia e variegata. In questo mese di maggio, al Centro Cultural Borges è stata presentata una rassegna di cinema sudafricano. Lo scorso fine settimana ho visto il film Red Dust, di Tom Hooper. E’ un film del 2004 tratto dal romanzo omonimo di Gillian Slovo. Si tratta di un bel film su una vicenda ambientata nel Sudafrica del post-apartheid, durante uno dei processi della Commissione di Verità e Riconciliazione che affronta un caso di tortura di due attivisti neri durante il regime di segregazione razziale. Vittima e carnefice si ritrovano faccia a faccia dopo quindici anni davanti alla Commissione che deve decidere sulla richiesta di amnistia avanzata dal torturatore. Nel film ci sono momenti altamente drammatici e molti spunti di riflessione interessanti sul difficile equilibrio tra voglia di giustizia e bisogno di riconciliazione in una società profondamente segnata dalla brutalità. La rassegna termina questo prossimo fine settimana.
Archivio Pagina 2
(foto da perfil.com)
A Buenos Aires può capitare di andare a un rifornimento a far benzina e di vedersi servito da una giovane ragazza in pantaloni bianchi, rossi o gialli (secondo la marca della benzina) ma tutti rigorosamente… attillatissimi. Sono tanti in città i rifornimenti che vestono con tali uniformi le giovani benzinaie e usano questo “strumento di marketing” come esca per attirare i clienti. Il fenomeno si ingigantisce uscendo dalla città e andando in giro per il conurbano, dove tutti i vizi e difetti della capitale (perlomeno quelli riguardanti traffico e automobili) sembrano assumere toni paradossali. Qui spesso le ragazze sono costrette a indossare pantaloni non solo attillati ma anche trasparenti, scatenando gli istinti più bassi degli automobilisti e dei loro telefonini fotomuniti. Cosa non si fa per vendere qualche litro in più.
Ho capito come ha fatto l’Inter a mangiarsi 11 punti di vantaggio sulla Roma e ad arrivare quasi a perdere lo scudetto.
Ecco le dichiarazioni di alcuni giocatori nerazzurri subito dopo la fine della partita di Parma, trasmesse dal Tg1 delle 20.
Stankovic, serbo: “Saluto tutti i gufi che hanno cercato di girarci tutto in contro ma si è visto chi è il più forte”.
Vieira, francese: “Il più bello sì, perché tanti genti hanno messo tanti… gufato sì, gufato sì, abbiamo sentito un po’ di tutto”.
Dacourt, francese: “E’ una gronde gioia dopo tutte le cose che abbiamo avuto, una gioia immonsa per noi, per le tifosi e per le nostre famiglie”.
Julio Cesar, brasiliano: “Mancini ha detto che siamo stati tutti bravi e che abbiamo meritato questo scudetto… non so, non so, questo non so, ha fatto solo complimenti a tutta le squadre e solo rimasto lì”.
E dire che mancano all’appello una mezza dozzina di argentini, alcuni colombiani e portoghesi, ancora qualche brasiliano, un rumeno, un honduregno, un cileno e, ovviamente, l’eroe svedese. Avranno mai capito gli schemi che Mancini con tanta dedizione cercava di spiegare a questa allegra e polifonica combriccola? Che riuscissero a passarsi la palla e a far gol è stato un vero miracolo. Come l’epilogo, d’altronde. Godiamocelo.
Contromano
Pubblicato 18 Maggio, 2008 Cose dall'altro mondo , Diario 2 CommentiTags: Buenos Aires, Traffico
La stragrande maggioranza delle strade di Buenos Aires, eccetto alcune grandi avenidas, sono a senso unico. Il senso di marcia di ciascuna strada è indicato dalla freccia (come nella foto) che accompagna di solito l’indicazione del nome della via. Di solito. Accade infatti, soprattutto in periferia, che in molti incroci il nome della via non c’è proprio e, men che meno, la freccia fatidica che ti dice in che direzione puoi andare. A volte succede pure che qualche buontempone si diverta a far fare mezzo giro ai cartelli in modo da cambiare scherzosamente il nome della strada e il senso di marcia. Chi è abituato a girare in macchina nel traffico portegno, ovviamente, ha già memorizzato i vari sensi di marcia e sa che giro deve fare per arrivare a destinazione. La cosa può essere un po’ più complicata se ci si avventura in zone poco conosciute; e poi c’è sempre in agguato il famoso attimo di disattenzione. Ed è così che mi è capitato di vedere spesso automobilisti erratici o sbadati imboccare contromano fior fiore di calles e avenidas. E confesso che un paio di volte è successo anche a me. Un giorno ho cercato di prendere contromano Combate de los Pozos venendo da Venezuela: ero soprappensiero e a riportarmi bruscamente alla realtà ci ha pensato lo strombazzamento di un tassita fermo al semaforo all’angolo in senso contrario al mio. Il disgraziato ha però anche attirato l’attenzione del poliziotto che faceva da piantone nel commissariato che c’è proprio lì a 30 metri. Controllo documenti, scuse, romanzina e via: d’altronde non esiste ancora, che io sappia, una multa per “tentato imbocco di senso unico”. Un’altra volta, invece, era di sera e ho preso contromano Adolfo Alsina venendo da Lima. Stavolta non c’era nessuno, ho proprio imboccato il senso unico e ho pure fatto mezzo isolato fino a che una macchina che veniva nel senso giusto ha cominciato a farmi i fari. A quel punto, non mi è rimasto altro da fare che cimentarmi in una spericolata retromarcia contromano. Quella sera, per fortuna, in giro non c’era nessun poliziotto.
Cordero de Dios
Pubblicato 13 Maggio, 2008 Cinema , Segnalazioni 0 CommentiTags: cinema argentino, Cordero de dios, Lucia Cedron
Fa sempre piacere andare al cinema e uscire con la netta sensazione di aver visto un bel film. Mi è successo con l’argentino Cordero de Dios, opera prima della regista Lucía Cedrón. La storia si svolge tra il 1978 e il 2002, sullo sfondo gli anni delle vicende tragiche dell’ultima dittatura militare e i suoi penosi strascichi. Ma il conflitto politico di quegli anni bui rimane in secondo piano e il film tende a mettere in risalto le lacerazioni nei rapporti personali e nei sentimenti che può provocare la brutalità di una dittatura. La storia è raccontata con delicatezza e intelligenza. Chi si trova da questa parte dell’oceano vada a vederlo. Chi sta in Italia, per adesso si accontenti del trailer.
Oltre il voto, c’è vita
Pubblicato 1 Maggio, 2008 Fuoritema 3 CommentiTags: Birdwatching, Cicogne, Sicilia
Lungo la vecchia S.S. 194 che va da Ragusa a Catania, nei pressi del Bivio Iazzotto, un coppia di cicogne ha fatto il nido. Non è un fatto del tutto eccezionale: ormai da qualche anno le cicogne sono tornate a nidificare in Sicilia, nella Piana di Catania e attorno all’invaso di Lentini. Però questa coppia ha deciso di fare il nido in bella vista su un traliccio a poche decine di metri da una strada con un traffico intenso; e ovviamente sono già diventate una specie di attrazione per chi transita da quelle parti. Grazie a Lidia che tiene d’occhio le cicogne e mi tiene aggiornato a distanza.
Al mio post precedente, Giuliano ha lasciato un commento dicendo che dalla Spagna potrebbe ritornare in Italia con tutta la famiglia a causa della seria crisi economica in cui sta sprofondando il paese iberico. L’altro giorno, chiacchierando con un amico commercialista qui di Buenos Aires anche lui - coincidenza! - si è messo a parlare della crisi economica spagnola che ha cominciato a manifestarsi, a suo dire, soprattutto nel campo del mercato immobiliare. A me, a dire la verità, questi discorsi m’hanno preso di sorpresa. Io ero rimasto al miracolo di Zapatero, alla Spagna vista con invidia da noi italiani e al (presunto?) sorpasso economico sull’Italia. In tempi in cui molti italiani, almeno a parole, sono alla ricerca di lidi più ameni, sarebbe bene avere qualche informazione più certa. Qualcuno ne sa qualcosa?
Tranquilli, era previsto che dovessi ripartire, non lo faccio perché le elezioni sono finite come sono finite. E poi immagino che di fronte alle tante dichiarazioni di volersene andare dal paese sdegnati dai risultati elettorali, tipi come Gasparri, La Russa e Schifani si sfreghino le mani dalla soddisfazione. C’è un clima strano in questi giorni, come se si stesse con il fiato sospeso. La batosta a sinistra è stata forte, ci vorrà del tempo per riprendersi. Ma neanche a destra probabilmente se l’aspettavano, è come se avessero alzato troppo il gomito. In televisione fior di commentatori, sondaggisti, giornalisti, politici di vari schieramenti si affannano per spiegarci quanto sia brava la Lega a intercettare “il disagio del nord” e le istanze di sicurezza e federalismo fiscale che provengono dalle regioni ricche del paese. Mi dispiace, ma io questa cosa qua non la capisco, devo proprio essere rimasto uno all’antica, di quelli che in quel voto ci vedono tanto egoismo e un guardarsi l’ombelico. Da più parti la sconfitta elettorale del centrosinistra è stata giustamente paragonata a una Waterloo. Fuori dal coro, Ivan Scalfarotto, pur riconoscendo il disastro, è comunque contento perché dice che l’Italia ha finalmente “un quadro politico occidentale”. Sarebbe bello crederci ma viene proprio difficile avere fiducia nell’”europeità” di certi personaggi di cui conosciamo fin troppo bene la rozzezza del linguaggio, dello stile e dell’azione politica. Ormai da tempo aspiriamo a un paese normale. Bisognerà aspettare ancora, forse un bel pezzo. E intanto, fuori, s’è messo anche a piovere.
Votare oh, oh
Pubblicato 27 Marzo, 2008 Diario 6 CommentiTags: Campagna elettorale, Manifesti elettorali
Nei prossimi giorni, il migratore clandestino ancora una volta prenderà la via verso il nord. E visto che c’è, prima di ritornare a Buenos Aires, si fermerà anche a votare. In fondo non mi dispiace tirarmi fuori dalla cosiddetta campagna elettorale dei cosiddetti italiani all’estero (sul mio Flickr si possono vedere alcuni manifesti elettorali nostrani). Giuliano ha fatto un post per sottolineare il “privilegio” per chi vota all’estero di poter esprimere delle preferenze. Ma le preferenze non sono tutto. Non mi soffermo sui vari candidati visto che già, commentando i post dell’amico Tanoka, mi son dovuto prendere le reprimende di un supporter elettorale offeso e, addirittura, di un vero e proprio candidato a senatore. Un dubbio mi assale: ma dall’altra parte dell’oceano sarà meglio?












I vostri commenti