Archivio per la categoria 'Segnalazioni'

Quattro calci al lavoro

Una miscela esplosiva: un italiano, un argentino e un brasiliano con un pallone in un ufficio al 27.mo piano. E una povera segretaria…

Il video fa parte della campagna commerciale Rexona Futwork che ho trovato tramite eBlog di Leandro Zanoni. Se volete allentare la tensione in attesa della partita di domenica con la Spagna, guardate anche quest’altro video, semplicemente esilarante. 

Cordero de Dios

Fa sempre piacere andare al cinema e uscire con la netta sensazione di aver visto un bel film.  Mi è successo con l’argentino Cordero de Dios, opera prima della regista Lucía Cedrón. La storia si svolge tra il 1978 e il 2002, sullo sfondo gli anni delle vicende tragiche dell’ultima dittatura militare e i suoi penosi strascichi. Ma il conflitto politico di quegli anni bui rimane in secondo piano e il film tende a mettere in risalto le lacerazioni nei rapporti personali e nei sentimenti che può provocare la brutalità di una dittatura. La storia è raccontata con delicatezza e intelligenza. Chi si trova da questa parte dell’oceano vada a vederlo. Chi sta in Italia, per adesso si accontenti del trailer.

America Latina e Kosovo

La questione dell’indipendenza autoproclamata alcuni giorni fa dal Kosovo è arrivata anche in America Latina. Le diplomazie dei vari stati sono alle prese con la scelta del riconoscimento o meno della nuova repubblica facendo i conti con le rispettive situazioni interne e con gli scenari geopolitici globali. Vi segnalo in proposito gli interessanti commenti di Paolo e di Roberto. E non potevano mancare le dichiarazioni di Chávez.

Il petrolio non basta

Il settimanale argentino Noticias pubblica un reportage intitolato “Las nuevas potencias” su sei paesi produttori di petrolio che possono influenzare il prezzo del barile. Tra questi c’è la Guinea Equatoriale, un paese a cui sono legato da ricordi professionali e personali. Si tratta di un piccolo paese, situato nel Golfo di Guinea, l’unico dell’Africa sub-sahariana ad essere stato colonizzato dagli spagnoli. Fino agli anni sessanta, ancora sotto il regime coloniale, la Guinea Equatoriale era considerata una specie di “svizzera africana”. La produzione del cacao, di cui la Guinea era uno dei maggiori esportatori, garantiva alla popolazione un buon livello di reddito e l’accesso ai servizi essenziali. A metà degli anni settanta, la crisi internazionale dei prezzi del cacao fece scivolare il paese verso una crisi sempre più grave. A quel punto la Guinea era diventato un paese indipendente e alla crisi economica si accompagnò una crisi politica per cui, nel 1979, un colpo di stato portò al potere Teodoro Obiang Nguema. Dopo quasi trentanni e dopo aver governato il paese col pugno di ferro, Obiang Nguema è ancora oggi al potere, anche se negli ultimi anni si fa eleggere presidente con elezioni sulla cui correttezza ci sarebbe tanto da ridire (sullo scenario internazionale non è il solo a governare con una parvenza di elezioni democratiche). Abbandonate le fincas di cacao, adesso la ricchezza del paese è basata sul petrolio, la cui estrazione è stata affidata in questi anni a compagnie francesi e statunitensi. Ma nonostante gli introiti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti, la Guinea Equatoriale oggi è uno dei paesi più disgraziati del continente. Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano stilata dall’Undp, il paese occupa la 127a. posizione; l’aspettativa di vita dei guineani è di appena 50 anni; il 57% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile. Evidentemente i ricavi del petrolio prendono altre strade e non servono a migliorare sanità, istruzione e altri servizi basici per la popolazione.

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Suicidi per la libertà

Vi segnalo un interessante articolo su Pagina12 in cui Juan Gelman riprende una statistica della CBS News. Secondo i dati raccolti, nel 2005 tra i veterani statunitensi rientrati in patria dalle guerre in Irak e Afghanistan ci sono stati ben 6256 suicidi. Centoventi ogni settimana, diciassette al giorno. Più del doppio dei morti sul campo di battaglia in 4 anni di guerra in Irak. Gelman traccia un parallelo tra questi suicidi e quelli commessi dai terroristi islamici e riprende un articolo apparso qualche giorno fa su alternet.org in cui è riportato un altro dato significativo: sempre nel 2005, a fronte dei 6256 suicidi di veterani di guerra, in Irak ci sono state circa 150 morti documentate a causa di attacchi suicidi. Un rapporto di 40 a 1. Al di là delle fredde statistiche, sempre questionabili, e nonostante il presidente Bush affermi che i terroristi suicidi “non sono come noi, non danno alla vita lo stesso valore che le diamo noi”,  resta il fatto che siamo in piena competizione per la promozione di una cultura del suicidio e della morte.

Isole, che passione!

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Per chi, come il sottoscritto, fosse affascinato dalle isole, segnalo questa classifica stilata dalla rivista National Geographic Traveler. Sono 111 isole e arcipelaghi valutati in base a criteri come la qualità dell’ambiente, le condizioni di edifici storici e siti archeologici, l’integrità sociale e culturale. In testa ci sono le Faer Oer, ben posizionate anche la Sardegna e la Sicilia. Buona posizione in classifica anche per Ilha Grande, vicino a Rio de Janeiro, una delle isole più belle che ho visto finora. Guardando la classifica, magari la prossima meta potrebbe essere Chiloé, chissà. Ho notato però un’assenza inspiegabile, l’arcipelago di Fernando de Noronha, descritto da amici che ci sono andati come un vero e proprio paradiso terrestre. A proposito di isole, un ricordo personale: una volta, molti anni fa, c’era una ragazza che voleva che andassimo a vivere insieme alle Faer Oer. Alla fine io non ci ho messo mai piede, alle Faer Oer; non so lei.

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Di cosa si parla in Italia?

Claudio, argentino, mi ha chiesto l’altroieri come va in Italia, di cosa si parla. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato il tema della sicurezza. Qualche anno fa ho avuto il piacere di conoscere personalmente Livio Pepino, magistrato torinese ed ex segretario di Magistratura Democratica. Eravamo in Brasile e avevamo organizzato delle attività per discutere delle politiche giudiziarie, del crimine organizzato, pubblica sicurezza e diritti umani. In quell’occasione ho potuto apprezzare la lucidità delle analisi di Livio Pepino, oltre alle sue qualità umane. Ho trovato un suo editoriale sul numero di ottobre della rivista Narcomafie in cui parla del pensiero unico, di questi tempi prevalente, in tema sicurezza. Che, come tutti i pensieri unici, rischia quantomeno di essere fuorviante. Ve lo propongo, se volete potete leggerlo qui.

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