Archivio per la categoria 'Poverapatria'

Condannata per l’eternità?

Leggendo questo titolo sul corriere.it uno potrebbe pensare che a Gela si siano messi a fare ripicche campanilistiche. Poi invece andando a vedere bene dentro l’articolo, quello che dice il sindaco Rosario Crocetta non mi pare una cosa completamente fuori di testa: «Non siamo contrari in sé all’eolico. Ma siamo contrari a realizzare questo impianto in una zona già fortemente compromessa sotto il profilo ambientale. Non possiamo essere una città condannata per l’eternità». Il ragionamento dell’Enel, dall’altro lato, sembra essere “lo facciamo a Gela, tanto questa città, ormai, persa per persa…”. Se proprio bisogna metterle queste pale, perché siamo sempre più assetati di petrolio, allora facciamole disegnare a qualcuno importante.

 

Lascio l’Italia

Tranquilli, era previsto che dovessi ripartire, non lo faccio perché le elezioni sono finite come sono finite. E poi immagino che di fronte alle tante dichiarazioni di volersene andare dal paese sdegnati dai risultati elettorali, tipi come Gasparri, La Russa e Schifani si sfreghino le mani dalla soddisfazione.  C’è un clima strano in questi giorni, come se si stesse con il fiato sospeso. La batosta a sinistra è stata forte, ci vorrà del tempo per riprendersi.  Ma neanche a destra probabilmente se l’aspettavano, è come se avessero alzato troppo il gomito. In televisione fior di commentatori, sondaggisti, giornalisti, politici di vari schieramenti si affannano per spiegarci quanto sia brava la Lega a intercettare “il disagio del nord” e le istanze di sicurezza e federalismo fiscale che provengono dalle regioni ricche del paese.  Mi dispiace, ma io questa cosa qua non la capisco, devo proprio essere rimasto uno all’antica, di quelli che in quel voto ci vedono tanto egoismo e un guardarsi l’ombelico. Da più parti la sconfitta elettorale del centrosinistra è stata giustamente paragonata a una Waterloo. Fuori dal coro, Ivan Scalfarotto, pur riconoscendo il disastro, è comunque contento perché dice che l’Italia ha finalmente “un quadro politico occidentale”. Sarebbe bello crederci ma viene proprio difficile avere fiducia nell’”europeità” di certi personaggi di cui conosciamo fin troppo bene la rozzezza del linguaggio, dello stile e dell’azione politica. Ormai da tempo aspiriamo a un paese normale. Bisognerà aspettare ancora, forse un bel pezzo.  E intanto, fuori, s’è messo anche a piovere.

La Sicilia dei cannoli

cannoli.jpg

La buona notizia, preannunciata per tutta la mattinata, finalmente è arrivata: Cuffaro si è dimesso. Cala il sipario sulla commedia che era iniziata dopo la sentenza di condanna di Cuffaro, con tanto di festeggiamenti, grandi sorrisi, pacche sulle spalle, attestati di solidaretà e cannoli. Speriamo che Cuffaro e i suoi compari prendano sul serio quel “perpetua” dell’interdizione dai pubblici uffici a cui è stato condannato. Resta un rimpianto. I siciliani abbiamo perso l’occasione per mandare a casa uno come Cuffaro alle ultime elezioni regionali, quando l’alternativa era rappresentata da una donna come Rita Borsellino. Abbiamo dovuto aspettare una sentenza giudiziaria, seguita dalle proteste di Pietro Grasso e perfino di Montezemolo, e finalmente anche la mobilitazione popolare. Adesso, dietro al dimissionario, preme una lunga ressa di personaggi altrettanto impresentabili.  La crisi che sta attraversando l’Italia, in Sicilia si potenzia, assume toni parossistici. Proprio come diceva Bufalino, la Sicilia è la terra degli eccessi. 

PS. Per favore, lasciate stare i cannoli, che sono una cosa seria.

Aggiornamento: su segnalazione di Paolo, guardate anche questo video in cui Cuffaro polemizza violentemente con Giovanni Falcone.

Facciamoci riconoscere 2

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Fa un po’ pena vedere la bella giornalista della CNN in spagnolo dover riportare le parole volate oggi pomeriggio nel Senato italiano. Comunque, con tono professionale, lei ha detto che il senatore Cusumano è stato apostrofato con vendido, eres una basura, cornudo, pedazo de mierda (ha sorvolato su pagliaccio e frocio, non ce l’ha fatta, poverina).

Facciamoci riconoscere

Lettere al direttore

Stamattina, appena alzato, ho avuto la pessima idea di riprendere in mano La Repubblica di ieri e, soprattutto, di andare a leggere la pagina delle lettere&commenti. C’era la lettera di un giovane medico italiano che lavora a Parigi che, di passaggio in Italia, è rimasto indignato di fronte all’ignoranza dei ragazzi nostrani che sembra non abbiano mai sentito parlare del commissario Calabresi, di Aldo Moro e delle Brigate Rosse (mi sono sentito male, io che in questi mesi ho fatto un cancan perché ho scoperto che i giovani italiani non conoscono i film di Alberto Sordi). Vabbè, risposta di Augias sulle responsabilità della scuola, della classe politica, etc. etc. Continuo a sorseggiare il mio caffè e passo alla seguente lettera. Un italo-argentino (ops!) di quasi quarant’anni che dopo la crisi del 2001 si è trasferito in Italia e racconta di aver perso di recente il lavoro, di essere costretto a disfarsi dei suoi libri per sopravvivere e, come se non bastasse, di essere stato umiliato qualche giorno fa da un poliziotto nel centro a Roma (forse alla fine è stato salvato dalla galera dal suo passaporto italiano). Ci sono ancora due lettere, le guardo diffidente e passo oltre. Neanche l’Amaca di Michele Serra contro i graffitari di Bologna (“i writers sono di destra”) riesce a tirarmi su in questa soleggiata mattinata autunnale. In conclusione, in Italia per deprimersi non è necessario leggere le pagine di politica interna. Chiudo il giornale ed esco a mangiare una granita.

Parola di Johnny Stecchino 2

taormina.jpgSi legge in bella mostra sul sito LaSicilia.it di oggi:

Costerà fino a 500 euro passeggiare e sostare a torso nudo nel centro storico di Taormina. La stessa ammenda è prevista per chi sarà sorpreso a consumare cibo al di fuori delle aree autorizzate. È quanto stabilisce un’ordinanza del sindaco di Taormina che - spiega l’Amministrazione - “ha, in questa maniera, inteso porre fine ad un fenomeno che, negli ultimi tempi, è diventato una vera e propria emergenza”. Le due ordinanze sono state presentate nel corso di una conferenza stampa.

Mafiosi, inquinatori selvaggi, palazzinari, incendiari, stupratori, evasori, deturpatori di coste, corrotti, collusi e compagnia bella sono avvisati: tolleranza zero per chi vorrà mangiare il suo arancino appoggiato al bordo della fontana.

  

Parola di Johnny Stecchino

Ma il problema più grave, il primo problema, il problema più grosso a Firenze e in tutta Italia lo sapete qual è? sono loro, i lavavetri!

E quindi, come scrive Furio Colombo sull’Unità, “eccoci pronti a spezzare le reni ai lavavetri”.

Una società a coriandoli

Il Corriere di sabato scorso ha pubblicato un’intervista al sociologo Giuseppe De Rita. Interessante la sua opinione sulla trasformazione della società italiana, molto bella la definizione che ne dà.

- Come sono diventati (gli italiani)?

- Incomprensibili. La società è sempre più sparpagliata. Spezzettata. È una mutazione che non so spiegare. Dieci anni fa avrei parlato di neoborghesia, venti o trent’ anni fa di sommerso o di postmodernità. Quella di oggi è una società a coriandoli. Non la si può studiare se non antropologicamente. Detto da me, da un sociologo, è come se mi tagliassi i coglioni. 

Una lancia per Chavez

chavez.jpg

Oggi i principali giornali italiani riportano la notizia che il presidente Ugo Chavez ha deciso di cambiare il fuso orario del Venezuela: dalle attuali 4 ore di differenza da Greenwich si passerà a 3 ore e mezza. I servizi di Repubblica e del Corriere sono praticamente identici, quasi riportati pari pari da qualche dispaccio d’agenzia. La notizia, che in sé non avrebbe nessuna particolare valenza politica, viene utilizzata dai quotidiani nostrani per attaccare Chavez, descrivendolo ancora una volta come un personaggio dalle decisioni pittoresche e bizzarre.  Entrambi i servizi, inoltre, si stupiscono del cambio di orario quando nel Paese “non esiste nemmeno l’ora legale”. Bisognerebbe ricordare a chi scrive seduto comodamente in poltrona con l’aria condizionata accanto, che attorno all’equatore esiste una larga fascia in cui l’ora legale semplicemente non serve dato che, per tutto l’anno, le ore di luce e di buio si equivalgono. Viene quasi voglia di difenderlo, Chavez.

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