Archivio per la categoria 'Cose dall'altro mondo'

Non si sa mai 2

(foto da El País.com)

Non so se sia peggio (o meglio, dipende sempre da come va a finire) incontrare un orso o un giaguaro. Comunque sembra che la moda stia prendendo piede. In Messico la siccità sta spingendo gli orsi a frequentare le aree urbane. Ed ecco puntuali i consigli delle autorità per il caso di incontri ravvicinati con il bestione. In ogni caso, date retta, non cercate di dargli da mangiare e non provate a catturarlo. E soprattutto ricordatevi la regola d’oro: non mettetevi a fare il morto!

 

 

Non si sa mai

Qualcuno di voi saprebbe cosa fare nella malaugurata ipotesi di trovarsi faccia a faccia con un giaguaro? Sì, sì, avete capito bene, un giaguaro -  nome: Panthera, cognome: Onca, conosciuto anche come Yaguareté  in Argentina e Onça Pintada  in Brasile - grande felino dal corpo muscoloso e flessuoso, riconoscibile per il bel mantello chiazzato. Lo so, direte che non è proprio comune imbattersi in uno di questi animali nella selva cittadina di palazzi, semafori e cartelli pubblicitari. Però se un giorno vi avventuraste nelle fitte foreste sudamericane potreste avere la fortuna (o la sfortuna, dipende da come va a finire) di trovarvi davanti uno di questi meravigliosi mammiferi. In quel caso, rimpiangereste di non aver proseguito nella lettura di queste righe, che si propongono appunto di dare dei consigli utili per affrontare - disarmati, sia ben chiaro - il nostro amico giaguaro (ops…). Continua a leggere ‘Non si sa mai’

Benzinaie sexy

(foto da perfil.com)

A Buenos Aires può capitare di andare a un rifornimento a far benzina e di vedersi servito da una giovane ragazza in pantaloni bianchi, rossi o gialli (secondo la marca della benzina) ma tutti rigorosamente… attillatissimi. Sono tanti in città i rifornimenti che vestono con tali uniformi le giovani benzinaie e usano questo “strumento di marketing” come esca per attirare i clienti. Il fenomeno si ingigantisce uscendo dalla città e andando in giro per il conurbano, dove tutti i vizi e difetti della capitale (perlomeno quelli riguardanti traffico e automobili) sembrano assumere toni paradossali. Qui spesso le ragazze sono costrette a indossare pantaloni non solo attillati ma anche trasparenti, scatenando gli istinti più bassi degli automobilisti e dei loro telefonini fotomuniti. Cosa non si fa per vendere qualche litro in più.

Contromano

La stragrande maggioranza delle strade di Buenos Aires, eccetto alcune grandi avenidas, sono a senso unico. Il senso di marcia di ciascuna strada è indicato dalla freccia (come nella foto) che accompagna di solito l’indicazione del nome della via. Di solito. Accade infatti, soprattutto in periferia, che in molti incroci il nome della via non c’è proprio e, men che meno, la freccia fatidica che ti dice in che direzione puoi andare. A volte succede pure che qualche buontempone si diverta a far fare mezzo giro ai cartelli in modo da cambiare scherzosamente il nome della strada e il senso di marcia. Chi è abituato a girare in macchina nel traffico portegno, ovviamente, ha già memorizzato i vari sensi di marcia e sa che giro deve fare per arrivare a destinazione. La cosa può essere un po’ più complicata se ci si avventura in zone poco conosciute; e poi c’è sempre in agguato il famoso attimo di disattenzione. Ed è così che mi è capitato di vedere spesso automobilisti erratici o sbadati imboccare contromano fior fiore di calles e avenidas. E confesso che un paio di volte è successo anche a me. Un giorno ho cercato di prendere contromano Combate de los Pozos venendo da Venezuela: ero soprappensiero e a riportarmi bruscamente alla realtà ci ha pensato lo strombazzamento di un tassita fermo al semaforo all’angolo in senso contrario al mio. Il disgraziato ha però anche attirato l’attenzione del poliziotto che faceva da piantone nel commissariato che c’è proprio lì a 30 metri. Controllo documenti, scuse, romanzina e via: d’altronde non esiste ancora, che io sappia, una multa per “tentato imbocco di senso unico”. Un’altra volta, invece, era di sera e ho preso contromano Adolfo Alsina venendo da Lima. Stavolta non c’era nessuno, ho proprio imboccato il senso unico e ho pure fatto mezzo isolato fino a che una macchina che veniva nel senso giusto ha cominciato a farmi i fari. A quel punto, non mi è rimasto altro da fare che cimentarmi in una spericolata retromarcia contromano. Quella sera, per fortuna, in giro non c’era nessun poliziotto.

 

 

Tempismo

Ce ne vuole proprio tanto di tempismo per inaugurare un caffè in quella data e per chiamarlo in questo modo. Chissà se era già previsto o se hanno cambiato nome all’ultimo momento.

P.S. comunque al Survive di Florencio Varela fanno una pizza col pomodoro e basilico niente male, complimenti!

 

Notizie dal fronte 2

Sempre sul giornale d’epoca che ho comprato l’altro giorno, accanto alle notizie dal fronte europeo, sulla prima pagina spicca il seguente titolo: Damonte Taborda ferito in duello dal signor Diaz Vieyra. Vale la pena leggere la cronaca. “Ieri a mezzogiorno, si è svolta la sfida cavalleresca tra il direttore di Cabildo (il nome del giornale che pubblica la notizia, ndr) don Santiago Diaz Vieyra e Raúl Damonte Taborda, determinata da una pubblicazione del quotidiano “Crítica” a firma di Damonte Taborda, in cui si offendeva il signor Diaz Vieyra. In conseguenza di detto incontro cavalleresco, realizzato con spade da combattimento, Damonte Taborda  è risultato ferido da due stoccate all’avambraccio destro”. L’oggetto del contendere era stato una serie di accuse politiche del Vieyra al Taborda, che tra l’altro era un ex deputato, a cui lo stesso Taborda aveva replicato in maniera dura con una lettera sul giornale. L’articolo prosegue con la descrizione dettagliata dei preparativi del duello, con tanto di padrini, messaggi rituali e scelta delle armi. Viene riportato perfino un primo tentativo frustrato dall’arrivo di tre macchine della polizia che impediscono ai contendenti di procedere nella disputa. Finalmente, il giorno dopo, a mezzogiorno, i due riescono nel loro intento. Anche qui vale la pena seguire la cronaca. “Alle 11 di ieri, nel luogo scelto dai rappresentanti del signor Diaz Vieyra si sono riuniti i duellanti accompagnati dai loro padrini e assistenti. Lì erano attesi dal direttore della sfida, signor Capitano don Roberto Lullo, il quale ha stabilito le condizioni per lo svolgersi dell’incontro. A tal fine è stato delimitato un campo di 30 metri e sono state sorteggiate le armi con cui si sarebbe svolto il duello e il sorteggio ha favorito i rappresentanti del signor Vieyra, i quali hanno scelto le spade da combattimento di proprietà del signor Baron Lancia di Brolo. I duellanti, dopo essere stati ubicati a torso nudo al centro del campo, sono stati invitati dal direttore della sfida, secondo i precetti abituali, a riconciliarsi. Entrambi si sono negati. Dato l’ordine di iniziare il combattimento con il tradizionale “A voi!”, il signor Diaz Vieyra al grido di “Viva la Patria!” ha attaccato impetuosamente l’avversario obbligandolo a retrocedere i quindici metri del suo terreno prima dei trenta secondi del primo assalto. In tali circostanze il direttore della sfida ha disposto che i medici accertassero l’entità delle ferite ricevute da Damonte Taborda, chiaramente avvertite dopo le due rapidissime stoccate. In seguito alla dichiarazione degli assistenti che hanno attestato che le ferite del signor Damonte Taborda gli impedivano di continuare a combattere, il direttore della sfida ha dichiarato la sua conclusione invitando i contendenti alla riconciliazione, a cui entrambi si sono negati”. Era il 6 agosto del 1943, a Buenos Aires.

Migratore, quasi un emigrante

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Oggi mi trovavo in una coda, in macchina, in piena Avenida Corrientes, una delle principali e più trafficate arterie di Buenos Aires. Coda, caldo, clacson, semafori rossi: un mix perfetto perché il mio sguardo annoiato andasse a curiosare sulla carrozzeria verde dell’Opel Vectra ferma davanti a me per scoprire un adesivo con una scritta in latino. Strano, ho pensato. Ho aguzzato la vista e… più che strano. Incredibile!!! Quod Siculi placuit, sola Sperlinga negavit. Quella scritta è incisa nella porta di ingresso del castello della cittadina di Sperlinga, in provincia di Enna. Io a Sperlinga ci sono stato una ventina d’anni fa, mi ricordo l’austerità di quel castello scavato nella roccia, le grotte nella pietra arenaria, la tranquillità di un piccolo borgo dove le chiavi stavano appese sulle porte delle abitazioni. Insomma, non ditemi che non è stupefacente che qualcuno si porti in giro, attaccata alla macchina, quella scritta: di un posto a più di 10 mila chilometri di distanza che ricorda avvenimenti accaduti nel lontano 1282. Sono caduto nel sentimentalismo? Mah, metteteci che in questi giorni termina la Settimana Siciliana in Argentina. E metteteci pure che domani al Teatro Avenida c’è Carmen Consoli. Mi sarà venuta la sindrome dell’emigrante?

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Nel deserto di Atacama

Un anno fa eravamo in viaggio nel deserto di Atacama, nel nord del Cile. Un bel viaggio, bei ricordi: l’ospitalità di San Pedro, con le sue stradine polverose; il campo dei geyser a 4200 mt sulle Ande; le distese di sabbia e rocce a perdida d’occhio; i fenicotteri nel salar, i guanachi sulle montagne; il fascino di una popolo, gli atacamegni, che si era adattato a vivere in quelle condizioni estreme.  Non c’è che dire, il deserto è un ambiente congeniale al migratore clandestino. Qui sotto, una selezione di 11 foto di quel viaggio.

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Bogotà39

bogota39.jpg

(foto da Tribunalatina.com)

Si sta svolgendo in questi giorni a Bogotà (dal 23 al 26 agosto) un incontro letterario al quale partecipano 39 scrittori latino-americani. Tutti i partecipanti, provenienti da 16 paesi, hanno in comune un dato anagrafico: hanno meno di 39 anni. L’incontro si svolge nell’ambito delle iniziative per Bogotà Capitale Mondiale del Libro 2007. Sono 28 scrittori e 11 scrittrici (la lista completa qui) che sono stati selezionati da una giuria e si stanno confrontando su letteratura, società, cultura. Con uno sguardo peculiare, quello di una giovane generazione che ha qualcosa da dire su dove va la nuova letteratura latino-americana. Tra di loro, probabilmente, ci sono gli eredi di García Márquez, Vargas Llosa o Amado. Meriterebbero una maggiore attenzione anche da parte dei nostri editori. La rivista di libri colombiana Piedepágina ha chiesto a ognuno di loro di scrivere un breve testo per raccontare il processo di creazione della propria opera. Vi propongo di leggere (in spagnolo) quello scritto dallo scrittore argentino Pedro Mairal  su come è nato il suo ultimo romanzo El año del desierto.

Strani movimenti

Da qualche settimana è nato in Brasile un nuovo movimento, Cansei (in italiano, Mi sono stancato), che si presenta come Movimento Civico per i Diritti dei Brasiliani. Un movimento che promuove i diritti è sempre una bella novità, in particolare in un paese come il Brasile che, seppur ricco di interessanti iniziative della società civile, ha ancora bisogno di consolidare la sua giovane democrazia. Andando ad approfondire, ho visto che il movimento Cansei è promosso dalla potente sezione di San Paolo dell’Ordine degli Avvocati Brasiliani (stranamente, però, non c’è nessuna traccia di Cansei nella pagina della OAB federale). A detta dei promotori, Cansei è nato sull’onda di Continua a leggere ‘Strani movimenti’

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