Archivia per 18 Maggio 2008

Babele Inter

Ho capito come ha fatto l’Inter a mangiarsi 11 punti di vantaggio sulla Roma e ad arrivare quasi a perdere lo scudetto.

Ecco le dichiarazioni di alcuni giocatori nerazzurri subito dopo la fine della partita di Parma, trasmesse dal Tg1 delle 20.

Stankovic, serbo: “Saluto tutti i gufi che hanno cercato di girarci tutto in contro ma si è visto chi è il più forte”.

Vieira, francese: “Il più bello sì, perché tanti genti hanno messo tanti… gufato sì, gufato sì, abbiamo sentito un po’ di tutto”.

Dacourt, francese: “E’ una gronde gioia dopo tutte le cose che abbiamo avuto, una gioia immonsa per noi, per le tifosi e per le nostre famiglie”.

Julio Cesar, brasiliano: “Mancini ha detto che siamo stati tutti bravi e che abbiamo meritato questo scudetto… non so, non so, questo non so, ha fatto solo complimenti a tutta le squadre e solo rimasto lì”.

E dire che mancano all’appello una mezza dozzina di argentini, alcuni colombiani e portoghesi, ancora qualche brasiliano, un rumeno, un honduregno, un cileno e, ovviamente, l’eroe svedese. Avranno mai capito gli schemi che Mancini con tanta dedizione cercava di spiegare a questa allegra e polifonica combriccola? Che riuscissero a passarsi la palla e a far gol è stato un vero miracolo. Come l’epilogo, d’altronde. Godiamocelo.

Contromano

La stragrande maggioranza delle strade di Buenos Aires, eccetto alcune grandi avenidas, sono a senso unico. Il senso di marcia di ciascuna strada è indicato dalla freccia (come nella foto) che accompagna di solito l’indicazione del nome della via. Di solito. Accade infatti, soprattutto in periferia, che in molti incroci il nome della via non c’è proprio e, men che meno, la freccia fatidica che ti dice in che direzione puoi andare. A volte succede pure che qualche buontempone si diverta a far fare mezzo giro ai cartelli in modo da cambiare scherzosamente il nome della strada e il senso di marcia. Chi è abituato a girare in macchina nel traffico portegno, ovviamente, ha già memorizzato i vari sensi di marcia e sa che giro deve fare per arrivare a destinazione. La cosa può essere un po’ più complicata se ci si avventura in zone poco conosciute; e poi c’è sempre in agguato il famoso attimo di disattenzione. Ed è così che mi è capitato di vedere spesso automobilisti erratici o sbadati imboccare contromano fior fiore di calles e avenidas. E confesso che un paio di volte è successo anche a me. Un giorno ho cercato di prendere contromano Combate de los Pozos venendo da Venezuela: ero soprappensiero e a riportarmi bruscamente alla realtà ci ha pensato lo strombazzamento di un tassita fermo al semaforo all’angolo in senso contrario al mio. Il disgraziato ha però anche attirato l’attenzione del poliziotto che faceva da piantone nel commissariato che c’è proprio lì a 30 metri. Controllo documenti, scuse, romanzina e via: d’altronde non esiste ancora, che io sappia, una multa per “tentato imbocco di senso unico”. Un’altra volta, invece, era di sera e ho preso contromano Adolfo Alsina venendo da Lima. Stavolta non c’era nessuno, ho proprio imboccato il senso unico e ho pure fatto mezzo isolato fino a che una macchina che veniva nel senso giusto ha cominciato a farmi i fari. A quel punto, non mi è rimasto altro da fare che cimentarmi in una spericolata retromarcia contromano. Quella sera, per fortuna, in giro non c’era nessun poliziotto.

 

 


 

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