Fa sempre piacere andare al cinema e uscire con la netta sensazione di aver visto un bel film. Mi è successo con l’argentino Cordero de Dios, opera prima della regista Lucía Cedrón. La storia si svolge tra il 1978 e il 2002, sullo sfondo gli anni delle vicende tragiche dell’ultima dittatura militare e i suoi penosi strascichi. Ma il conflitto politico di quegli anni bui rimane in secondo piano e il film tende a mettere in risalto le lacerazioni nei rapporti personali e nei sentimenti che può provocare la brutalità di una dittatura. La storia è raccontata con delicatezza e intelligenza. Chi si trova da questa parte dell’oceano vada a vederlo. Chi sta in Italia, per adesso si accontenti del trailer.






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