Al mio post precedente, Giuliano ha lasciato un commento dicendo che dalla Spagna potrebbe ritornare in Italia con tutta la famiglia a causa della seria crisi economica in cui sta sprofondando il paese iberico. L’altro giorno, chiacchierando con un amico commercialista qui di Buenos Aires anche lui - coincidenza! - si è messo a parlare della crisi economica spagnola che ha cominciato a manifestarsi, a suo dire, soprattutto nel campo del mercato immobiliare. A me, a dire la verità, questi discorsi m’hanno preso di sorpresa. Io ero rimasto al miracolo di Zapatero, alla Spagna vista con invidia da noi italiani e al (presunto?) sorpasso economico sull’Italia. In tempi in cui molti italiani, almeno a parole, sono alla ricerca di lidi più ameni, sarebbe bene avere qualche informazione più certa. Qualcuno ne sa qualcosa?
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Non sono un esperto, ma so per esempio che la Spagna che cresce da 10 anni al ritmo del 3% (che per un paese europeo è tantissimo) quest’anno rallenterà e secondo le stime fatte, crescerà un po’ meno del 2% (comunque più dell’Italia). Ho sentito anche che il governo Zapatero ha approntato un pacchetto di misure di 18 miliardi per combattere questo calo (una mezza finanziaria nostra…
Ma tuttavia mi viene da pormi una domanda? E’ lecito parlare di crisi economica? Non è normale che un paese che cresce a ritmi così sostenuti da anni (ed ha colmato così il gap che lo divideva dai principali paesi europei) prima o poi debba rallentare la sua prodigiosa crescita? Non si tratta di una prevedibile e normale ondata recessiva? Non è eccessivo parlare di crisi economica per un fenomeno di questo tipo? Non si sta abusando del termine crisi economica?
Nel mio immaginario “la crisi economica” è quella argentina del 2001, non un momento di semplice flessione o rallentamenrto della crescita come quello che sta colpendo la Spagna ora…
Io invece mi domando: la prosperità civile di un paese si misura davvero dall’indice di crescita economica?
Pintor diceva (più o meno) che una società che ha come obiettivo una crescita costante è come un individuo che ha come modello l’obesità.
Credo che oggi come oggi l’unico obiettivo sensato sia una decrescita controllata dei paesi ipersviluppati, a favore di una crescita sensata dei paesi sfruttati da troppi secoli.
O meglio, credo che sarebbe ora che sorgesse un modello economico, culturale e filosofico realmente alternativo al comunismo e al capitalismo che ormai sono logori e hanno mostrato tutta la loro limitatezza e disumanità. Produrre e consumare non devono essere gli obiettivi di una società. Gli obiettivi di una società dovrebbero essere la convivenza civile e pacifica coniugata al rispetto, per tutti i suoi membri (e soprattutto i più deboli) dei diritti umani fondamentali.
Orpo, che botta di idealismo!
Decisamente, per me questo non è il migliore dei mondi possibili…