Il migratore clandestino, si sa, viaggia. Per definizione. Per istinto. Non essendo munito d’ali proprie, però, si affida agli aeromobili dell’Alitalia. E così sorvola il Rio de La Plata, su su lungo la costa del Brasile, Rio, Salvador, Recife. E poi virata verso est a tagliare l’oceano, dritto verso la costa africana: Dakar, è la sensazione di essere quasi arrivato però mancano ancora un bel po’ di ore. Muso puntato verso nord, un paio d’ore di pisolino, e al risveglio sotto c’è Algeri, il Mediterraneo. L’alba sulla Sardegna e poi Roma. Il tempo per un caffè, un giornale, guardarsi un po’ attorno, cercare un motivo per cui il personale di bordo di Alitalia è sempre così maldisposto da sfiorare la sgarbataggine (motivo non trovato, ndr) e poi di nuovo in volo. Nella foschia si distingue il Vesuvio, Stromboli e infine l’Etna.
Qui ci sono trenta gradi, niente (e apro una parentesi) paragonata alla temperatura che ci dev’essere in queste ore nei palazzi della politica. Una situazione perfettamente sintetizzata dalla frase della vignetta di Altan sulla prima pagina della Repubblica di oggi “Basta con la demagogia: siamo perfettamente in grado di mandarci a fanculo da soli”. Chiusa parentesi.
Al pomeriggio un breve giro di riconoscimento del territorio. I vecchietti seduti sulle panchine a godersi gli ultimi scampoli d’estate, qualche incontro casuale, scoprire che la biblioteca comunale ha cambiato sede. Uno sguardo al cielo, in paese ci sono vari stormi di balestrucci e rondoni (qui sì che ci sono…) che si preparano per affrontare il viaggio verso l’Africa tutti insieme. E poi una grande sorpresa: in alto, molto in alto nel cielo, una classica formazione a “V” di una dozzina di quelle che devono essere delle gru (che altro potrebbero essere?). Direzione, manco a dirlo, sud. Eh sì, cambiano le stagioni, è tempo di migrare, da nord verso sud. O anche da sud verso nord. Che dire, buon viaggio e… beate voi che avete le ali.






Che bel post! Si vede che sei a casa, sereno.
Ben arrivato!
Adesso a nord del nord. Non ti ricordi dov’e'?
Dove andavano le gru o i balestrucci? Ecco, dall’altra parte.
Sempre bello tornare, anche per pochi giorni.
Uno si gode le cose che aveva dimenticato, il caffè nella “sua” piazza, il giornale che racconta le beghe della “sua” città, gli incontri casuali con persone di cui a volte si ricorda a mala pena il volto (invecchiato) e nient’altro, e che ti guardano come se fossi un marziano…
ci vediamo a la vuelta!